4 gennaio 2026
Il Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto, esprime la propria condanna per l’attacco militare USA in Venezuela e la cattura del presidente Maduro e della moglie.
Non è in discussione qui il giudizio sull’attività di governo di Maduro, né sul suo grado di democraticità e di (scarso) rispetto dei diritti umani (basti ricordare la vicenda, ancora aperta e dall’incertissimo futuro, della prigionia, che ci appare del tutto illegittima, del cooperante italiano Alberto Trentini, recluso da oltre un anno e del quale si richiede l’immediata liberazione).
Quello che non è accettabile è l’uso indiscriminato e unilaterale della forza, al di fuori di qualsiasi legalità internazionale, utilizzato da uno stato nei confronti di un altro, sulla base di rapporti di potenza del tutto squilibrati.
Il nuovo anno viene inaugurato così da una nuova conferma che la prepotenza e la tracotanza militare e ideologica sono le vere chiavi di regolazione delle controversie internazionali (come pure dei conflitti interni). Un pessimo inizio, che fa disperare circa la volontà di perseguire una risoluzione pacifica e giusta delle guerre in corso.
Le attuali generazioni al potere sembrano giocare in maniera ambigua e strumentale con la memoria di cosa ha voluto dire anche per le proprie popolazioni una guerra dispiegata in tutta la sua furia e ferocia, quale è stata la II guerra mondiale e, al contrario, si accarezza l’idea che mostrare l’arrogante violenza dei propri strumenti militari garantisca una voce più autorevole nel consesso mondiale.
Da Monte Sole ci domandiamo, ancora una volta: a vantaggio di chi?
Questa aggressione armata non avviene in nostro nome.
E ci uniamo a tutti coloro che si battono perché si perseguano strade diverse per le relazioni fra i popoli, con rispetto, capacità di ascolto e fermezza sui propri principi democratici che, in quanto tali, escludono il ricorso all’utilizzo delle armi.
Appena l’altro ieri eravamo in piazza a Bologna per la decima mobilitazione per la pace del primo dell’anno. Continuiamo a rimanerci e a lottare, rivendicando la possibilità di un modo di agire che molti, troppi, vogliono convincerci sia impossibile.
Non è in discussione qui il giudizio sull’attività di governo di Maduro, né sul suo grado di democraticità e di (scarso) rispetto dei diritti umani (basti ricordare la vicenda, ancora aperta e dall’incertissimo futuro, della prigionia, che ci appare del tutto illegittima, del cooperante italiano Alberto Trentini, recluso da oltre un anno e del quale si richiede l’immediata liberazione).
Quello che non è accettabile è l’uso indiscriminato e unilaterale della forza, al di fuori di qualsiasi legalità internazionale, utilizzato da uno stato nei confronti di un altro, sulla base di rapporti di potenza del tutto squilibrati.
Il nuovo anno viene inaugurato così da una nuova conferma che la prepotenza e la tracotanza militare e ideologica sono le vere chiavi di regolazione delle controversie internazionali (come pure dei conflitti interni). Un pessimo inizio, che fa disperare circa la volontà di perseguire una risoluzione pacifica e giusta delle guerre in corso.
Le attuali generazioni al potere sembrano giocare in maniera ambigua e strumentale con la memoria di cosa ha voluto dire anche per le proprie popolazioni una guerra dispiegata in tutta la sua furia e ferocia, quale è stata la II guerra mondiale e, al contrario, si accarezza l’idea che mostrare l’arrogante violenza dei propri strumenti militari garantisca una voce più autorevole nel consesso mondiale.
Da Monte Sole ci domandiamo, ancora una volta: a vantaggio di chi?
Questa aggressione armata non avviene in nostro nome.
E ci uniamo a tutti coloro che si battono perché si perseguano strade diverse per le relazioni fra i popoli, con rispetto, capacità di ascolto e fermezza sui propri principi democratici che, in quanto tali, escludono il ricorso all’utilizzo delle armi.
Appena l’altro ieri eravamo in piazza a Bologna per la decima mobilitazione per la pace del primo dell’anno. Continuiamo a rimanerci e a lottare, rivendicando la possibilità di un modo di agire che molti, troppi, vogliono convincerci sia impossibile.

