Franco Fontana è nato il 17 febbraio 1929 a Camugnano, comune dell’Appennino bolognese. Nel 1940 la famiglia si trasferì a Ca’ di Serra, nei pressi di Vado, nelle immediate adiacenze del torrente Setta.La guerra mise a dura prova la vita delle sette persone che componevano la famiglia. Il padre lavorava a Bologna, come, di tanto in tanto, il giovane Franco; la madre a casa con la figlia Giglia e il piccolo Dario, nato nel 1940; il fratello Valter era militare e di lui non si avevano notizie, mentre l’altro fratello Sergio, non volendo arruolarsi nella RSI, entrò nella Brigata partigiana Stella Rossa.Proprio la presenza di Dario tra i ribelli, avvicinò Franco alla formazione partigiana, di cui divenne staffetta e, a volte, vero e proprio membro effettivo.Portò e trasmise molti messaggi dalle zone-rifugio nel paese di Vado e viceversa, ed anche a Bologna, dove si recava in bicicletta. Partecipò ad azioni di sabotaggio nelle due vallate del Setta e del Reno. La più significativa fu lo sganciamento di una lunga teoria di vagoni carichi di beni depredati dalle truppe naziste nelle regioni del Centro Italia e dirette al nord. L’episodio avvenne tra le stazioni di Grizzana e di Monzuno-Vado e causò il deragliamento di molti vagono in corrispondenza del ponte di Vado, con gravissimi danni ed un lungo stop alla circolazione ferroviaria.Sorpreso dal rastrellamento del 29 settembre 1944, riuscì a mettersi in salvo, insieme al fratello Sergio e a passare le linee. Sfollato con la famiglia a Roma, a Cinecittà, rientrò a Vado subito dopo la fine della guerra, dove ritrovò Sergio e, poco dopo, anche il fratello Valter, scampato dal lager di Dachau.Il padre Luigi, la madre Angela e il fratello Dario morirono a causa di un incidente stradale in Toscana, mentre rientravano da Roma, verso la metà del maggio 1945. Rimase in vita solo la sorella Giglia, ricoverata in ospedale.Il fratello Sergio si suicidò di lì a poco, dopo essere saltato su una mina nei dintorni di casa.Per questo sostiene: “Le guerre non finiscono mai.”