I primi di novembre ’43 la banda di resistenti a Vado e nella vallata del Setta era una realtà, che si sarebbe presto estesa alla valle del Reno. Cominciarono le azioni di sabotaggio lungo la linea ferroviaria Direttissima e le frizioni sempre più decise e violente con il fascismo repubblicano in consolidamento nella zona. Tra l’autunno ’43 e la primavera ’44 la brigata partigiana diventò una presenza costante e decisiva. Si diede il nome di “Stella Rossa” e Mario Musolesi prese il nome di battaglia di “Lupo”. L’acrocoro di Monte Sole fu il luogo d’insediamento fondamentale, anche se durante la sua vita la brigata si mosse fra la l’Appennino toscano e il modenese. Le file della Stella Rossa, in maggioranza locali, furono rinforzate via via da molti giovani provenienti dalla città, da prigionieri alleati fuggiti e da qualche disertore dell’esercito tedesco.La Stella Rossa poté contare su diversi lanci paracadutati alleati, ricevendo armi e materiale logistico.Lupo guidò la brigata con decisione e molto coraggio, grazie al forte ascendente sui suoi uomini (e su una parte non piccola della popolazione locale), con una spiccata volontà accentratrice e un orientamento poco incline alle colorazioni politico-ideologiche, molto concentrata sull’obiettivo della liberazione, in un contesto di solidissimo radicamento locale. Questo atteggiamento non rese sempre facile i rapporti con il coordinamento della resistenza bolognese (CUMER: Comando Unico Militare Emilia Romagna) e fu all’origine della grave scissione interna che si produsse verso la fine del giugno 1944, con l’abbandono di Sugano Melchiorri con un folto gruppo di uomini (come fu detto: “uomini di pianura contro uomini di montagna”).Il buon armamento (almeno fino all’estate del 1944) e la rete di informatori e staffette, per lo più di giovanissimi/e e donne fecero diventare la brigata un incubo per i fascisti locali e una vera spina nel fianco per i tedeschi occupanti. Lupo subì più di un attentato ed in uno di questi rimase seriamente ferito. Fra i più rilevanti scontri armati che la brigata sostenne, occorre ricordare la battaglia del maggio 1944 quando la formazione schierata riuscì a respingere in campo aperto il più massiccio rastrellamento tedesco, fino a quel momento, a Monte Sole, mentre almeno un paio di sabotaggi alla linea ferroviaria Direttissima, tra San Benedetto VS e Pianoro, comportarono danni gravissimi e prolungati alla circolazione di treni fra nord e sud.Nelle ultime settimane di settembre ‘44, senza nuovi lanci, la situazione degli armamenti a disposizione della brigata si era deteriorata e il flusso informativo si fece più sfilacciato e incerto, mentre il fronte in avvicinamento era sempre più carico di incognite e di minacce, in particolare per l’arrivo nella valle del Setta di forti contingenti di SS. In queste condizioni Lupo e la sua brigata dovettero subire il pesantissimo rastrellamento eliminazionista che prese il via il 29 settembre e che nel giro di pochi giorni avrebbe sterminato la popolazione civile locale, garantendo il posizionamento sicuro di una linea difensiva tedesca contro gli Alleati ormai vicinissimi. Mario Musolesi cadde in combattimento il 29 stesso, nel tentativo di rompere l’assedio del casolare di Cadotto, nel quale si trovava con parte del comando. Il corpo verrà recuperato solo nel settembre successivo. Nel dopoguerra nacquero polemiche, con un piccolo strascico giudiziario, sulla possibile uccisione del Lupo da parte di alcuni suoi, a causa di una supposta faida interna. La cosa non ebbe seguito e l’insieme delle testimonianze pubblicate (comprese quelle dei militari tedeschi) convergono sulla morte in combattimento. La brigata, anche per l’assenza del suo comandante, si sfaldò, ma, in realtà, la maggior parte degli effettivi riuscì a sfuggire all’accerchiamento, chi in direzione degli Alleati, chi verso Bologna e molti di loro continuarono la lotta fino alla Liberazione.A Mario Musolesi sono state intitolate strade a Vado e a Bologna, nonché dedicate alcune pubblicazioni.