All’interno della brigata Stella Rossa non ci furono solo ragazzi e ragazze italiani, ma la Resistenza a Monte Sole fu internazionale. Tra i ribelli c’erano anche diversi stranieri: alcuni di loro erano disertori dell’esercito tedesco ed erano riusciti a salire in montagna, altri ancora erano prigionieri dei nazisti ed erano riusciti a scappare. A partire dall’ottobre del 1943, tra i primi ad entrare in brigata, dopo essersi gettati dal treno a Ca’ Veneziani, ci furono due prigionieri alleati: Jock e Steeve. Jock era un ufficiale inglese, che divenne presto il confidente privilegiato del comandante Lupo, dopo esserlo stato di Umberto Crisalidi, il Vecchio, ed era l’unico capace di cavalcare un mulo pazzo. Steeve invece era un neozelandese che amava suonare la chitarra, fatto prigioniero dai tedeschi in Africa e poi portato in Italia. Con loro arrivò anche Hermes: un aviatore australiano, di origine tedesca, abbattuto dalla contraerea nazista e poi salito tra i ribelli. Infine entrò in brigata anche Joseph, un soldato polacco che aveva disertato dai tedeschi. Ma il partigiano straniero più caratteristico fu sicuramente un indiano Sikh: il suo nome era Sad, era di Nuova Delhi e combatteva con il turbante in testa. Fu fatto prigioniero dai tedeschi nel Sud Italia, mentre combatteva in un reparto dell’8°armata britannica. Fu un ribelle atipico, non sparò mai un colpo e c’è chi racconta che, una volta superato il fronte, entrò in un carro armato sudafricano e di lui non si seppe più nulla. Oltre a loro, nel corso dei mesi arrivarono decine di sovietici, tra cui Toni lo Slavo, ucraini, russi e due cecoslovacchi. Tra di loro c’era anche Chariton, più noto come Karaton, a cui vennero affidati una quarantina di sovietici. Si racconta che Chariton li schierò tutti in riga a Caprara, e disse loro che avrebbero dovuto combattere fino alla morte per riscattarsi dall’aver indossato la divisa tedesca, altrimenti, una volta tornati in Russia, li avrebbe fatti tutti fucilare. Molti di loro furono distribuiti tra le varie compagnie, e circa una trentina confluirono nel battaglione guidato da Chariton stesso, con base al Poggio di Casaglia.