Nella primavera del 1944 Franco Fontana diventa una staffetta della Stella Rossa e la bicicletta è insieme il suo mezzo di locomozione e il suo strumento di lavoro, agile e rapido, conservando sempre per lui le caratteristiche di divertimento e di libertà, avvertite dal primo momento del suo uso all’età di dieci anni o forse prima e che non ha mai tradite, neppure nei lunghi anni di lavoro come camionista.Portare ordini e messaggi inerpicandosi e scapicollandosi sui serpeggianti e terrosi sentieri di montagna o sfrecciando verso o da la città costituivano un di più di piacere sportivo al pericoloso compito di aiutante dei ribelli (e, perciò, ribelle lui stesso). Piacere arricchito dal grande affetto che provava per il fratello Sergio, uomo del Lupo.In Franco, peraltro, l’abito di testimone gli si appese addosso prestissimo, testimone della tragicità perversa della guerra che “non finisce mai”. Miracolosamente intatta al momento della Liberazione, la sua famiglia si sbriciolò nelle prime settimane del tempo di pace e da sette persone restarono in tre fratelli orfani.Il dopoguerra è stato per Franco un lungo periodo di lavoro, di impegno politico e sociale (attivissimo nella cooperazione a Vado), di costruzione di una propria famiglia (si sposò giovanissimo) e di coltivazione quotidiana di una memoria attiva e consapevole. Per molti anni fu presidente della locale sezione Anpi, in prima fila nelle manifestazioni, con bandiere e gonfaloni, sempre pronto alla battuta e al confronto. La sua testimonianza si è arricchita e affinata nel tempo, riflettendo su quegli anni e su quelle sventure, determinate dalla volontà di potenza degli uomini, incontrando centinaia e centinaia di scolari e scolare, di studenti e studentesse, insegnando la pedagogia dell’esperienza amara agli insegnati. Con una considerazione, a proposito di revisionismo, diventata per lui quasi un manifesto, una cifra cui riferirsi e che più o meno dice che tutti i morti sono uguali, è il modo con cui sono andati alla morte che li differenzia, tra chi morì per un dittatore e una dittatura e chi per un progetto di riscatto politico e sociale nella libertà.E ancora oggi ama pensare di sé e dei tanti compagni di lotta che non ci sono più, chi da quei giorni, chi da un tempo più recente “Dapprima fummo ribelli, poi patrioti, infine uomini liberi.”Ha consegnato la propria memoria al volumetto “La staffetta”.