Umberto Crisalidi nacque a Bologna nel 1892. Senza un padre riconosciuto e abbandonato dalla madre, crebbe in diverse famiglie dell’Appennino bolognese, sempre in ristrettezze economiche, fino a stabilirsi nella zona di Vado, in una famiglia contadina.Militare, in finanza, nel 1912, rimase nell’esercito fino alla fine della Grande Guerra, quando rientrò a casa, ormai socialista convinto.Tra il 1920 e il 1922 fu segretario della locale Lega e in questo periodo fu protagonista delle lotte agrarie, assai dure anche in montagna. Venne arrestato e incarcerato per tre mesi. Con l’avvento del fascismo, abbandonò il podere e per cinque anni lavorò sulla Direttissima, nella galleria di Monte Adone. Licenziato si impiegò per due anni a Castiglione dei Pepoli e licenziato ancora una volta, sempre perché socialista. Ormai sposato e con figli, fu costretto ad emigrare. Peregrinò fra Africa Orientale, Fiume, Sardegna (dove contrasse la malaria) e Alto Adige, prima di tornare al piccolo podere che aveva acquistato, da lui denominata “Disperata”, ormai in tempo di guerra.Fu tra i fondatori della brigata partigiana Stella Rossa, con il nome di “Vecchio”, dopo aver recuperato armi abbandonate. Diventò uno stretto collaboratore del comandante Mario Musolesi, “Lupo”, che ne riconobbe sempre l’autorevolezza morale e politica.Fu protagonista delle vicende della brigata per tutta la durata della sua storia e presente in tutte le principali situazioni accadute, in particolare la battaglia del 28 maggio 1944, la scissione della Stella Rossa del giugno successivo ed il rastrellamento eliminazionista dell’autunno. Con altri partigiani e diverse donne in fuga, riuscì a oltrepassare le linee verso Castiglione dei Pepoli ed entrare in contatto con gli Alleati.Partecipò alla sfilata dei partigiani a Bologna, subito dopo la Liberazione. Tornò alla propria casa e si impegnò attivamente alla ricostruzione politica, morale e materiale della vallata.Gli è stata dedicata una strada a Vado.Morì nel 1984.